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Madagascar, l'isola rossa - III

Il nostro Luca ci racconta il suo viaggio nella grande isola africana

... segue 

 

7° giorno

Colazione scarsa e di bassa qualità a un prezzo da rapina, poi prima di partire per una lunga tappa di trasferimento notiamo che un gruppo di lemuri ha preso casa tra i bungalow, per nulla timidi passano da un’abbeverata all’altra da perfetti soggetti fotografici. La poca gente presente in hotel, ma forse anche l’abitudine, li lascia fare le loro cose senza paura, bene per noi. Poi si parte, il percorso è il medesimo dell’andata quindi non particolarmente interessante, già visto insomma, sosta cibo ad Ambatolahy, pescando tra i tanti piccoli posti sempre tutti sulla via principale. Pesco a caso qui e là, sempre somoza e caffè, tutto molto buono, somoza solo di carne, i vegetariani non hanno un’alternativa qua. Dai ponti che attraversano i due grandi fiumi si notano le tante donne che lavano montagne di panni e li stendono ad asciugare sulle larghe rive sabbiose (siamo nella stagione secca, poca acqua rispetto agli enormi alvei), creando effetti cromatici bellissimi, anche se immagino involontari. Caldo intenso, una volta giunti a Miandrivazo sempre invasa di gente inizia la salita e inizia il tormento della via, martoriata da giganti buche. La speranza di arrivare anzitempo crolla nuovamente, qualche sosta tra le montagne per scorgere distese di salgemma. Del Madagascar erano noti la vaniglia, le tipologie di pepe (imperdibile quello selvatico) e la noce moscata, non sapevo del sale. Giungiamo al solito col sole abbondantemente calato ad Antisirabe, solito hotel La Villa dove otteniamo camere con acqua calda, particolare non da disprezzare nel freddo della notte montana. Avvertito l’hotel per tempo la cena è pronta in un attimo, solito pollo con verdure, una zuppa di cipolla calda, tanto riso al termine e buon caffè di una giornata da circa 485 km e 10 ore di viaggio.

 

Ristorante nei pressi di Andranomidibha

 

8° giorno

Buona colazione in hotel e nel freddo del mattino ben coperti nel pulmino si parte tra le montagne con destinazione Ambositra, la capitale dell’intaglio. La città si sviluppa su più livelli, al centro la zona al solito trafficatissima del mercato, si trova di tutto, pure pesce, che non sembra la specialità della casa, nella parte superiore invece le botteghe degli intagliatori del legno. Non sono particolarmente preso da questo specialità, sovente sono trappole per turisti, in realtà si trovano pezzi veramente interessanti anche se i primi prezzi proposti non invogliano più di tanto, ma trattare si può. Da notare che anche i mezzi di locomozione sono in legno, i risciò trainati a mano sono rigorosamente in legno dai colori più sgargianti possibili. Nel centro della piazza della città alta fanno bella mostra di sé due campi da basket, tabelloni per forza di cose di legno, i ferri invece non tutti rispondono presente. Quella dei campi da basket è una costante qui in Madagascar, si trovano ovunque, non sapevo di questa passione, pare una versione africana della Lituania. Proseguendo s’iniziano a vedere i terrazzamenti dettati dalla necessità di coltivare il riso, e questo rende colorata e caratteristica la zona, contraddistinta dalle tipiche case di mattoni rossi, alte e strette con rarissime finestre e senza camini. Questo perché il fuoco che si fa all’interno non deve essere disperso, esce pian piano dalle poche finestre ma oltre che per cucinare deve servire per scaldare. Ad Andranomidibha sosta per bisogni presso una specie di autogrill, unico nel suo genere. Hanno costituito in una piccola casa un servizio igienico di primordine con anche una rivendita di alimentari, non lontano una piccola bottega che più indigena non si potrebbe, propone veloci specialità del luogo a prezzi inesistenti. Tratto giusto per far conto pari tre involtini di pastafrolla ripieni di purè di patate e caffè, chiedo di poter fotografarli, mi rispondono contenti ma poi anche loro, a loro volta vogliono una foto con me al loro desco. Puntiamo dritto alla meta finale della giornata, per una volta abbiamo tempo per visitare una città ed entrare nel vivo della nazione, per le 14:00 raggiungiamo la grande Fianarantsoa (circa 250 km), cittadina che si sviluppa su tre livelli, la confusione della città mercato in basso, la zona residenziale nel mezzo e l’antica lassù, tra le montagne. Unica volta che non avevamo chiamato per la conferma dell’hotel, scopriamo che la prenotazione è andata, così iniziamo a cercare un’alternativa. Nella città a metà le opzioni non mancano, peccato che sia tutto esaurito, dopo almeno cinque tentativi troviamo posto all’hotel Tombontsoa che sta smontando le decorazioni di un banchetto nuziale. Magari non la struttura al top ma decorosa. Ma si esce immediatamente, visitiamo Fianar come la chiamano i locali, dalla parte mediana a quella superiore. Non sarà la città più bella del mondo ma le sue costruzioni della città alta, i viali di quella mediana ed il mercato totale che si dipana in ogni dove merita una vista, come merita la vista dal retro del ristorante Tsara che scende tra le risaie e sale fino alla Cathédrale St. Nom de Jésus Ambozontany, luogo da non tralasciare se si ha una mezz'oretta di tempo per salire e scendere. Il caldo del giorno lascia spazio al fresco della sera, i 1.200 mslm si sentono. Ci concediamo il lusso di cenare allo Tsara, sciccosissimo posto ma portate per quanto buone non così favolose come ci si potrebbe attendere, servizio lentissimo, quando di solito tutto arriva in un attimo. Rientriamo in hotel verso le 21:30, la città che prima pullulava di persone ovunque ora è un deserto, illuminazione pubblica pressoché nulla ma nessun problema di sicurezza lungo le vie.

 

 Mercato degli zebù ad Ambalavao

 

9° giorno

Ennesima colazione alle 6 (la integriamo con richiesta di frutta), buona e abbondante, poi via per visitare il P.N. Ranomafana (dichiarato patrimonio dell’umanità dall'UNESCO) che raggiungiamo in meno di un’ora. Al visitor center acquistiamo i biglietti, paghiamo la guida in Italiano che scopriremo decisamente scarsa e paghiamo i soliti 5.000a per la tassa del villaggio. Il parco è celebre perché ospita la foresta pluviale primaria e secondaria, si sviluppa su di un’area particolarmente vasta di cui noi percorreremo un anello in circa 5 ore. I percorsi hanno nomi, ma per chi non ha giorni a disposizione meglio indicare cosa si preferisce osservare, ci penserà la guida a intersecare un sentiero con l’altro, senza guida impossibile orizzontarsi date le indicazioni inesistenti e molteplici gli incroci. Salite e discese si susseguono, tutte semplici, meno i passaggi nel mezzo della foresta per avvistare la fauna, molti i lemuri di varie tipologie tra cui i più facili da avvistare l’apalemure dorato e l’aye aye, avifauna di molteplici specie, rane, manguste e la chicca del parco, il celebre fossa, noto ai più per il cartone animato Madagascar, il terribile carnivoro che mangia i lemuri. La fitta vegetazione limita le viste, ovvio che la guida sia fondamentale per scorgere gli animali, io non avrei mai identificato il geco foglia, in alcuni casi dobbiamo agganciarci alle spiegazioni di altre guide con altri avventori poiché la nostra poco sa e in pratica asserisce positivamente a ogni nostra indicazione senza mai dare una risposta completa. Si sale al punto panoramico, unico luogo dove si può mangiare (ovviamente quello che si è portato, non c’è nulla nel parco), che più che regalare una bella vista attira animali, non a caso qui si vedono numerose manguste (pure una che sottrae una scatoletta di alici a una coppia di escursionisti) e il fossa, timoroso ma nemmeno troppo nello sporgersi alla ricerca di cibo facile. Il giro prosegue alla cascata sul versante opposto, salita non pesante di circa 20’, dopo un guado che in questa stagione si riesce a oltrepassare senza immergersi. Ci imbattiamo anche in una serie di steli, sono quelle delle tombe d’indigeni locali, la guida mi riporta di etnia Antanala. Cascata che non è indimenticabile, ma il giro comunque merita, per chi vuole c’è anche una fonte termale di acqua calda, soprassediamo perché come al solito abbiamo un trasferimento non lungo (115 km) ma di oltre 2 ore. Nel parco la temperatura non sale mai, in realtà il sole lo s’intravede tra le alte cime degli alberi ma non si è mai esposti. A dimostrazione che questa sia la stagione secca, nemmeno una goccia di pioggia neppure qui nella foresta pluviale. Certo, cascate e fiumi sono meno impetuosi, ma visitabile facilmente da chiunque. La strada ora è in discrete condizioni ma al solito giungiamo alla meta con sole già tramontato. Facciamo tappa allo Tsienimparihy Lodge, grande e bella struttura, qualche kchilometrom prima della città di Ambalavao. Prima ancora di accedere agli splendidi bungalow occorre prenotare la cena, oggi almeno c’è tempo per una doccia calda prima di mangiare. La cena la rammento come la migliore del viaggio, sia per qualità, per quantità e per varietà di piatti disponibili, oltre ad un servizio rapido. Ottimo pure il caffè e vasta la scelta di ammazzacaffè.

 

continua...

 

Madagascar, l'isola rossa - I

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